mercoledì 19 luglio 2017

Eccomi di nuovo su queste pagine, dopo un periodo di stop.
Nei mesi scorsi ho avuto modo di approfondire una cantautrice a me praticamente sconosciuta:Rosa Balistreri.
Rosa Balistreri è stata una cantautrice siciliana dal talento e della forza vocale decisamente unica, ho avuto modo di ascoltarla per caso tramite alcune interpretazioni di Carmen Consoli su Youtube e di Donatella Finocchiaro, proprio l'attrice siciliana è stata protagonista nel 2010 di un cortometraggio dal titolo "Ritratto di una donna vera" la cui regia era affidata a Nello Correale.
Il documentario è ricco di immagini dell'epoca, che tracciano con particolari interessanti il profilo della Balistreri, lo fanno senza annoiare con un filone unico attraverso le note e le parole rimarcate con forza dalla cantautrice siciliana.
Molti filmati sono provienienti dall'immenso e vasto archivio delle teche Rai.
Correale disegna un vestito sulla Balistreri a misura perfetta, si parla del coraggio dell'interprete siciliana la quale interpretò in una piazza una canzone dal titolo "Mafia e parrini" vestita da prete su testo del grande amico Ignazio Buttitta.
Non è un caso che questa recensione sia stata scritta oggi che ricorrono 25 anni dall'attentato per mano della Mafia nei confronti di Borsellino e la sua scorta. Rosa Balistreri tesseva sì le lodi di quella Sicilia "bedda", ma allo stesso tempo fotografava un mondo cupo, omertoso con la sua voce a tratti sgraziata, ma mai fuori dagli schemi della musica.
Oggi diremmo una cantante scomoda, fuori dal coro, oggi forse riusciremmo a dirlo perché attraverso i mezzi di comunicazione è quasi impossibile censurare, ma Rosa apperteneva ad un'altra epoca e purtroppo ha vissuto tanta ingiusta censura. A tal proposito basti pensare che nel '73 venne esclusa in extremis dal Festival di Sanremo per un bellissimo brano "Terra ca nun senti", proprio quell'epoca in cui la Sicilia spesso "non sentiva", ma gli spari e la corruzione facevano più rumore di tanto altro.
Decisamente un dvd da reperire, Correale ha il merito di accendere i fari su una cantautrice troppo poco conosciuta.
Oltre a questo bel dvd esiste anche in allegato allo stesso un libro di Giuseppe Cantavenere.
Buona visione, buona lettura e a questo punto buon ascolto.

mercoledì 5 aprile 2017

Social e musica, dialogo con la cantante e autrice Silvia Tancredi



Silvia Tancredi, cantante e autrice. E' un'artista molto ricercata dal punto di vista vocale, dotata di una voce adatta per diversi stili, tra tutti il gospel.
Abbiamo chiesto all'artista alcune impressioni relative al suo libro sulla musica e i social.
In un mondo in cui tutto è facile, tutto sembra in maniera illusoria raggiungibile, per lei che è stata un'artista dalla lunga gavetta, quale consiglio si sente di dire a chi si affaccia al mondo della musica?
Il primo consiglio che mi sentirei di dare è quello di non farsi trovare impreparati, perché quando la musica bussa nella tua vita richiede che tu sia pronto ad affrontare scelte significative e sacrifici importanti, o almeno, per me è stato, ed è ancora oggi così. Per cui, come ogni elemento importante della nostra vita, è bene averne cura, cercando di perfezionare ogni dettaglio per non lasciare nulla al caso o alla sola fortuna.
Oggi la musica italiana è paradossalmente più presente di prima nella tv, ma questa presenza è sinonimo di qualità?
Sarò sincera: purtroppo questo non è un binomio che dà sempre un risultato positivo: spesso i tempi televisivi non combaciano con quelli relativi alla costruzione di un progetto musicale, e questo spinge produttori, discografici e addetti ai lavori a compiere scelte sempre più in funzione dello share televisivo e meno della qualità della musica messa in campo.
Per invertire questo rischio di "artisti usa e getta" se lei fosse un direttore di rete, un regista, quale programma tv vorrebbe realizzare?
Un format di presentazione per nuovi progetti artistici, con esibizioni dal vivo, e dedicherei una puntata ad ogni artista dando così la possibilità al pubblico di conoscere un po’ più a fondo le nuove realtà musicali, epurando il programma da ogni contenuto che ricordi un talent o un reality show. Forse è pura utopia, ma se si educasse il pubblico al bello le persone imparerebbero ad abituarsi, come d’altronde accade già con qualsiasi contenuto televisivo, anche i più bizzarri.
Molti dei cantanti usciti dai talent non hanno un loro repertorio, hanno sì una bella immagine, ma difettano nella scelta dei brani. Secondo lei un Battisti un De André oggi avrebbero senso?se sì esistono nomi di cantanti o gruppi che lei trova interessanti?
Se si nomina Battisti e De Andrè in qualità di grandi autori, io credo che oggi farebbero molta fatica ad emergere se non si piegassero al sistema dei Talent e a quello televisivo più in generale, perché purtroppo oggi il mondo della discografia è completamente assorbito da questo tipo di meccanismi e si fa molta più fatica a investire e rischiare che in passato. Chi trovo interessante tra gli artisti di oggi?.. Direi Bruno Mars.
Quale musica ascolta Silvia Tancredi?
Il gospel continua ad essere una della mie più grandi passioni e per questo nella mia quotidianità non mancano mai artisti come Kirk Franklin o Yolanda Adams, ma più in generale sono appassionata di musica americana, per cui ascolto dai più grandi maestri come Steve Wonder alle giovani proposte come Alicia Keys.
Guarda mai Sanremo?ha mai pensato di proporre un suo brano?
Si, certo, ogni anno seguo Sanremo, anche se negli ultimi dieci anni all’incirca devo dire che la mia attenzione e curiosità sono state attratte molto raramente. Il mio progetto è arrivato fin nelle mani della commissione, ma purtroppo i diversi direttori artistici hanno sempre deciso di escludere la mia musica, e le ragioni rimangono e rimarranno per sempre un mistero.
"La voce e il talent show", si sente di demonizzare tutto ciò che ruota attorno a questo mondo?c'è qualche artista uscito dai talent che ha realmente secondo lei talento?
Per me la parola “talento” ha un grande significato e ritengo che un’esperienza come quella del talent show, da sola, non possa definirla in maniera definitiva. Credo che, oggi come nel passato, sia l’intero percorso e quello che tu lasci lungo il tuo cammino a definire se ciò che ti apparteneva era davvero il talento.
Lei è anche insegnante di canto, quanto per un cantante/gruppo è importante saper cantare e quanto un cantante dovrebbe studiare per definirsi tale?
Domande come questa mi fanno sempre un po’ sorridere, è come se chiedessi ad un insegnante di pianoforte quanto sia importante saper suonare il pianoforte per potersi definire pianista. Non crede che sia un controsenso? Certo è importante studiare e avere una cultura il più approfondita e aperta possibile. Il sapere equivale a libertà.
Progetti per il futuro?

Sto lavorando al mio nuovo album, e questo è uno dei momenti che amo di più del mio lavoro. Inoltre presto tornerò negli Stati Uniti per alcuni concerti importanti.





martedì 14 febbraio 2017

Sanremo 2017:le mie conclusioni





Si è conclusa da poche ore l'edizione 2017 del Festival di Sanremo.
Come accade da sempre la sfida si è disputata fra i sostenitori  della kermesse, ovvero coloro che guardano il festival perché lo guardava la nonna, la mamma o semplicemente perché gli piace (tra questi ci sono anche io) e coloro che non lo guardano, però si informano su come si veste il presentatore e com'è la canzone che ha vinto, ma fa decisamente più "stile" dire che non lo guardano.
Detto questo, il Festival appena concluso è stata l'edizione in cui ha visto lo spettacolo viaggiare a due velocità.
Se da una parte Carlo Conti con la sua estrema serietà e il suo essere un ottimo "impiegato" ha portato a termine il risultato (ha raggiunto audience che non venivano toccati dal 2002), quindi ha ottenuto per così dire il premio aziendale, dall'altro dal presentatore fiorentino non c'è mai da aspettarsi sussulti, innovazioni o altro, quest'anno con l'arrivo di Maria De Filippi è apparso più marginale, che padrone di casa, dando spazio molto spesso alle abilità narrative della De Filippi.
Veniamo alla canzone vincitrice di Gabbani, portata alla vittoria dal televoto che in tanti demonizzano, ma su questo occorre fare alcune precisazioni in merito.
La graduatoria complessiva delle sedici canzoni prima del ballottaggio vedeva la seguente classica: Fiorella Mannoia, Francesco Gabbani, Ermal Meta, Michele Bravi e Paola Turci. Secondo la giuria demoscopica e gli esperti Fiorella Mannoia era prima, con Meta secondo. Al televoto Gabbani primo, Mannoia seconda, Bravi terzo, Sylvestre quarto e Moro quinto.
I risultati, vengono poi azzerati per il ballottaggio a tre, che ha prodotto curiosamente tre graduatorie diverse:
Demoscopica - 1. Fiorella Mannoia 2. Francesco Gabbani 3. Ermal Meta;
Esperti - 1 Ermal Meta 2. Francesco Gabbani 3. Fiorella Mannoia;
Televoto - 1 Francesco Gabbani (44%) 2. Fiorella Mannoia (33%) 3. Ermal Meta (23%).
Avendo il televoto un peso relativo più elevato (il 40% contro il 30% delle altre due giurie) ha determinato il “rovesciamento” finale a favore di Gabbani.
Quindi Gabbani ha ottenuto un risultato che è piaciuto non solo ai telespettatori, ma  anche al resto della giuria, sarà perché è stato a suo modo un innovatore, basti guardare l'abbigliamento non usuale per il Festival. Sarà anche che a suo modo ha ottenuto un record, ovvero vincere in due anni consecutivi il primo premio nei giovani e poi nei big. Inoltre aggiungo che questo è il Festival sì dei Modugno, Latilla, Ranieri, etc etc, ma in questa edizione non mi è sembrato di vederne degli eredi, pertanto ben venga l'innovazione.
E' stato un Festival con una vincitrice annunciata, Fiorella Mannoia, che ha sì interpretato bene la sua "Sia benedetta", ma allo stesso tempo ha dato l'impressione di avere un vestito che era stato preparato per altri, infatti la canzone era stata scritta e doveva essere interpretata da Amara con Paolo Vallesi, quindi la Mannoia ha fatto un grande lavoro di interpretazione, merito va anche al fatto che si è ripresentata in gara dopo 30 anni mettendosi in gioco e sapendo che sarebbe potuta entrare papa e uscire cardinale e così è stato.
Dello stesso parere non sono stati i fan di Al Bano, D'Alessio e Ron. Al Bano è apparso stanco, provato nella voce dall'operazione ed ha a mio avviso ottenuto un risultato sufficiente, stessa cosa per Ron, grande interprete e autore il quale ha presentato un pezzo non troppo entusiasmante. Altro discorso per Gigi D'Alessio il quale aveva un buon pezzo, ma a mio giudizio paga il preconcetto che si ha su di lui. Provaci ancora Gigi!
Ottimo risultato quello dell'albanese Ermal Meta, bel pezzo, bella interpretazione, meritava di essere conosciuto anche come cantante oltreché che come autore.
Bene anche il ritorno di Michele Bravi, dopo la vittoria ad Xfactor sembrava consegnato all'oblio, ma quando il talento c'è questo prima o poi ti paga.
Sergio Sylvestre ed Elodie hanno mantenuto alto il nome del bel canto, il primo con un pezzo non troppo emozionante, la seconda decisamente sì.
Nota di merito anche a Bianca Atzei, un pezzo molto agé, con atmosfere che somigliano alla Zanicchi, ma se non hai il suo talento, non hai la sua storia, rischi di essere semplicemente una brava, confido in autori che sappiano farla emergere per le doti vocali.
Bel pezzo anche quello di Fabrizio Moro che ha forse pagato un'interpretazione dal vivo con qualche sbavatura, resta però un bel pezzo.
Tre sono le note negative principali.
La prima i big, Carlo Conti aveva gridato ai quattro venti che quest'anno aveva scelto due pezzi in più perché c'erano dei pezzi da paura, a mio avviso così non è stato, pertanto al successore di Conti suggerirei di scegliere meglio i brani, ma soprattutto chi dovrà far parte della categoria big mi auguro abbia una storia musicale di tutto rispetto.
L'altra nota negativa è la presenza dei big italiani come superospiti, non è ammissibile che chi porta la nostra musica italiana nel mondo faccia l'ospitata e basta, se tieni alla manifestazione, magari perché ti ha anche lanciato,o partecipi o altrimenti guardi il Festival in poltrona.
Terzo punto negativo è la serata delle cover, trovo comico che in una serata che spesso avvicina tutti al "focolare" di Sanremo non metta come regola principale l'inserimento esclusivo di canzoni che hanno partecipato al Festival, sarebbe un buon motivo di rilancio anche di autori e cantanti spesso dimenticati.
Infine la prossima edizione avrà un nuovo conduttore, si parla di Maria De Filippi, personalmente mi auguro che la Rai voglia proseguire nell'innovazione attingendo o dal proprio serbatoio, penso a Federico Russo o altrove con il bravissimo Alessandro Catellan magari affiancato da un personaggio esperto, possibilmente musicista.
Per ultimo rivolgo un appello ai prossimi scenografi, non è possibile sentire ogni due per tre la definizione di Sanremo come città dei fiori e poi non vedere sul palco i fiori come ornamento, perdipiù di anno in anno si va verso un palco sempre meno caloroso e più metallico, l'auspicio in questo caso è al ritorno della tradizione sanremese.
Dunque nel bene e nel male con tante polemiche è pur sempre quello riassunto da Baudo e Caruso nella loro celeberrima sigla "perché Sanremo è Sanremo"...

martedì 24 gennaio 2017

Claudia Endrigo, "mi piacerebbe l'idea di vedere un film o una fiction su mio padre, ma non saprei a chi proporla"


Ospitare in questo blog la musica, la storia e le parole di Sergio Endrigo, mi riempie d'orgoglio, farlo con la figlia, colei che da anni si batte per conservare e tramandare la musica del padre è semplicemente un motivo di vanto. Claudia Endrigo figlia del maestro Sergio a breve pubblicherà la prima biografia del cantautore istriano.

Claudia, quale emozione provi ogni volta che sfogli questa biografia?


Ancora non provo emozione visto che non ho ancora fisicamente il libro in mano. L'emozione è stata scriverla


Spesso quando le persone a noi care se ne vanno lasciano il sapore, il profumo nell'aria, tuo padre lascia all'Italia intera un patrimonio musicale incredibile. Cosa fare per preservarlo?

Non saprei, spero che la pubblicazione della biografia risvegli un pò di coscienze e magari si ristampi il suo intero catalogo

I più giovani oggi riscoprono Sergio attraverso la cover riuscitissima di Lontano dagli occhi, com'è nata questa interpretazione?

I più giovani, fortunatamente lo conoscono a prescindere. Per il resto bisognerebbe chiedere alla Nannini, la sua interpretazione mi piace molto

Endrigo e Sanremo, un legame forte, che lo portò al trionfo nel 1968 con "Canzone per te" brano straordinariamente intenso, pieno di malinconia e classe, tuo padre andava orgoglioso di questa vittoria?

Beh, era molto contento.


Sempre parlando di Sanremo tuo padre è tornato spesso, che rapporto aveva con la kermesse?

Con Sanremo aveva un rapporto sereno. Si faceva perchè si doveva fare



Con gli altri colleghi cantautori, con quale di questi aveva una stima ed un affetto?

Ce n'erano molti, Lauzi, De Gregori, Paoli, Gaber, Jannacci, tanto per citare alcuni

C'è un progetto di tuo padre che non è riuscito a portare a termine e che vorresti completare?

Mi piacerebbe risucire a mettere in piedi uno spettacolo in cui si canta e ri raconta Endrigo

Personalmente amo una canzone non molto conosciuta "Una storia" che portò a Sanremo, hai qualche aneddotto legato a questa splendida canzone?

No, nessun aneddoto


 Tuo padre aveva intrapreso un sodalizio magnifico con Sergio Bardotti, altro talento indiscusso della nostra musica e troppo spesso derubricato a semplice nome.

Oggi la musica italiana soffre la mancanza di queste energie, c'è una ricetta che vorresti passare ai giovani d'oggi?
Seguire il talento solo quello, oggi tutti vogliono diventare cantanti o cantatuori ma è un mestiere per pochi



Ultimamente i figli d'arte riscoprono i padri, penso al fortunato tour di Cristiano De André a quello di Fillippo e Tommaso Graziani, tu hai interpretato qualche brano con tuo padre nel suo ultimo lavoro. Hai mai pensato di omaggiare tuo padre attraverso la tua voce?

Beh, magari cantando e raccontadolo attraverso lo spettacolo di cui ti parlavo

 Per scrivere una canzone c'è bisogno dell'ispirazione e del talento, tuo padre aveva queste doti, oltre queste aveva una cultura oltreché musicale, quanto e cosa amava leggere?

Ha cominciato a leggere da piccolo e ha letto veramente di tutto, dal Corriere dei piccoli a Sciascia, Calvino, Marquez e tanti tanti altri. Era un uomo molto curioso

Nelle canzoni di Endrigo spesso si parla di mare, sappiamo del suo amore per Pantelleria. Hai un ricordo legato all'acqua, al sapore del mare?
Amava Pantelleria. E' nato a Pola, città di mare e questo amore lo aveva fin da piccolo.
Ho i ricordi legati a Pantelleria dove ho passato le estati più belle della mia vita. Quando sono su quegli scogli sento che papà è con me




 Molte volte i social network vengono demonizzati,
 tu invece hai legato un rapporto stretto con gli appassionati di tuo padre, trovi questi mezzi utili anche per la diffusione della musica soprattutto per i nuovi artisti?


Trovo che i social siano utilissimi se usati in modo adeguato


c'è un autore che oggi somiglia a tuo padre?
Per fortuna no, ogni artista dev'essere unico


 A quando l'uscita della biografia?
Non c'è ancora una data


In Italia siamo conosciuti per l'alta qualità delle fiction, hai mai pensato di suggerire la realizzazione di un film o fiction sulla storia di tuo padre?
Mi piacerebbe molto ma non saprei a chi proporla



mercoledì 16 novembre 2016



Roberta Faccani, una voce esplosiva, un'artista poliedrica
: "Mi piacerebbe scrivere una canzone per Silvia Mezzanotte o Lady Gaga"



Chi è Roberta Faccani, tutti gli appassionati del glorioso gruppo Matia Bazar la ricorderanno per un brano che a mio avviso andò molto fuori dai canoni allora molto soft dei Matia, il cui titolo era "Grido d'amore". In questo brano la cantante marchigiana classe 1968, dava sfoggio delle sue immense capacità vocali e della sua potente presenza scenica sul palco. Dopo l'abbandono ai Matia abbiamo voluto fare un'intervista a 360 ° sulla vita professionale della cantante.



Salve Roberta, leggiamo dalla tua biografia che le tue prime orme le hai mosse direttamente al CET di Mogol, oggi cosa ti rimane di quell'esperienza a fianco di uno dei più prolifici parolieri italiani?

Nel 94 ho vinto una borsa di studio per il C.E.T. di Mogol dopo una esibizione live in cui egli mi notò. Giulio mi propose di fare subito il corso interpreti e accettai con entusiasmo. Mi sono diplomata nel 95 e alle varie lezioni con molti artisti docenti, ho incontrato il mio primo produttore Mario Lavezzi con cui ho collaborato per anni e che produsse il mio primo singolo Rido. In quegli anni il C.E.T.era agli esordi e ricordo sopratutto il grande fermento di talenti che pullulavano ai corsi e gli innumerevoli concerti che abbiamo fatto in giro per l' Italia dove insieme a alcuni meritevoli giovani studenti interpretavamo le grandi canzoni di successo scritte proprio da Mogol - Lavezzi. È stata una palestra importante per affrontare il pubblico in un live. Suonavo anche la chitarra e oltre a brani da solista facevo la back vocalist imparando l'arte non facile di fare bene i cori e le armonizzazioni. Giulio mi ha fatto capire anche come si scrive una canzone, un testo nello specifico essendo lui un sommo autore. Per me è stato anche e sopratutto un modo per farmi conoscere agli addetti ai lavori e per cercare una strada discografica affinando una mia personalità vocale e artistica.
Molto spesso nella musica italiana ci sono state epoche, basti pensare ai primi anni 60' con gli urlatori, gli anni 70' con la musica di protesta, etc etc. Oggi si assiste sempre di più all'arrivo di talenti spesso simili tra loro, quanto è difficile essere originali e cosa consigli ad un ragazzo o gruppo che si affaccia nel panorama musicale?

Potrei parlare per ore su questo argomento e cioè sul crearsi una propria strada originale e riconoscibile e su cosa fare per imporsi nel mercato discografico. Per noi al tempo era più facile in quanto esistevano i talent scout che davvero capivano di musica che fisicamente andavano a scovare i talenti nei festival o in giro nei club.E c'erano discografici illuminati che se credevano in te primo non ti chiedevano assolutamente denaro ma anzi investivano; ti affiancavano un team di lavoro per cercare di trovare la giusta linea musicale con autori compositori e arrangiatori al fine di immettere nel mercato qualche cosa che possibilmente non ci fosse già. Castrocaro era l'anticamera di Sanremo e dunque importantissimo per i giovani. In fin dei conti c'era creatività e siccome il talento vero era scevro da imitazioni(non c'era internet né karaoke ), se valevi davvero una chance te la davano. Detto questo il consiglio unico che mi permetto di suggerire è quello di lavorare a una gavetta fatta di studio tecnico sì, ma sopratutto di originalità .Aprire la radio e essere riconoscibile al volo rimane l'unica alternativa valida e per fare questo non si può far altro che cercarsi dentro e scoprire cosa veramente si è e non quello che va di moda o che tutti fanno. In pratica vince sempre e solo chi fa di testa sua e chi ha un vero sacro fuoco. Il resto è moda momentanea e poi nei Live devi sempre fare la differenza. Puoi avere anche una bella voce ma se non hai repertorio non si va da nessuna parte. Consiglio di acculturarsi prima musicalmente e poi vocalmente e se possibile scriversi da solo le canzoni o affiancarsi a un team che tiri fuori un prodotto credibile.
Con la scomparsa di Giancarlo Golzi i Matia hanno perso una colonna del gruppo ed infatti al momento il progetto sembra congelato, che rapporto hai mantenuto con i tuoi ex compagni di avventura?

Con i Matia Bazar ho lavorato 6 anni (dal 2004 al 2010 ) e imparato molto sopratutto su come gestire il business e cioè cosa fare e non fare. La morte di Giancarlo oltre a dispiacermi umanamente ha creato sicuramente un nuovo spartiacque nella storia della band, ma sono certa che i miei ex colleghi troveranno prestissimo la strada per ritornare a galla. Cassano rimane un grande produttore e compositore e mi aspetto da lui un guizzo geniale. So che non deluderà le mie aspettative e quelle di chi sempre amerà i Matia che tanto hanno dato alla musica italiana.
La tua presenza scenica è importante, molto diversa rispetto alla Ruggiero per esempio,hai mai avuto contatti con l'ex cantante dei Matia o con le altre cantanti che si sono avvicendate?
Fortunatamente avendo una personalità ben precisa ognuno delle soliste dei Matia ha dato un suo apporto alla continuazione della band. Io non ho mai voluto copiare nessuno altrimenti farei l'imitatrice nella vita e non la cantautrice. Detto ciò, ho avuto l'onore di conoscere Antonella (Ruggero) a Sanremo 2005 quando eravamo in gara e subito ho capito che è una persona intelligente e una grande signora oltre che indiscussa fuoriclasse della vocalità. Silvia l'ho vista in varie occasioni nel corso degli anni e ne apprezzo qualità tecniche E senso degli affari.
Trovo sia una ottima manager di sé stessa. Questo è un valore aggiunto in questo mondo e vorrei scrivere per lei ora che ha intrapreso nuovamente una carriera da solista. Non ho avuto invece in piacere di conoscere Laura (Valente) ma la considero una musicista a tutto tondo.
Rispetto a molte cantanti, tu sei un'artista poliedrica, oltre la voce sai utilizzare bene anche le doti attoriali, infatti hai scritto e partecipato a diversi musical, come si riesce ad amalgamare entrambe le arti?

Nasco cantante pura ma mi sono scoperta attrice molto presto solo che fino all' incontro col mondo del musical non ho prestato attenzione a una dote innata.È stato Fabrizio Angelini, regista di Rent (il mio primo musical), a incitarmi a continuare col teatro. È una attitudine naturale che strada facendo ho affinato anche grazie a collaborazioni importanti. Christian Ginepro in Alice nel paese delle meraviglie mi ha tirato fuori ironia e drammaticità con la regina di cuori e Giuliano Peparini in Romeo e Giulietta ama e cambia il mondo, la dolcezza che nessun ruolo prima ad ora aveva messo in luce. Si cresce anche e soprattutto con chi sa darti ma anche se sai metterti a disposizione e in gioco. Io mi evolvo sempre perché non mi sento mai arrivata. Inoltre scrivere canzoni ha affinato la mia capacità di esplorare diversi stili e generi musicali. Scrivere per altri è creativo e suggestivo.
Progetti musicali per il futuro?un brano pronto per Sanremo ce l'hai?
Sanremo è una manifestazione importantissima per chi ha un progetto da far sentire a tanta gente in pochi giorni. Al di là della gara è pubblicità immediata. Tornerei volentieri ma non è così facile. Le proposte sono tante e se tornerò presenterò qualcosa che mi rappresenterà veramente. Quando toccherà a me mi farò trovare pronta.

Se ci fosse una canzone da cantare che non hai mai cantato quale sarebbe?
La canzone che vorrei cantare è una canzone che possa rimanere nel tempo e che tutti possano ricordare. Un successo insomma; che sia mia o di altri autori non ha importanza ma dovrebbe essere veramente emozionante. Conta sopratutto questo per me. Il resto lo decide il pubblico.
Nel tuo impasto vocale si sente molto la potenza e l'uso delle corde vocali al massimo, potremmo dire che Mina è stata una grande colonna di riferimento, ci sono altri colleghi che hai ascoltato molto?

Nonostante quello che si può pensare anche se Mina è per me il non plus ultra vocalmente, vengo da un' altra formazione musicale. Le voci americane soul e blues e la musica rock. Se posso dirti chi mi ha ispirata maggiormente dico Guesch Patti (quella di Etienne), artista poliedrica e sottovalutata. Per me è stata una grande avanguardista e quindi amore a prima vista. Oggi dovessi dire chi mi da emozioni dico Lady Gaga perché è un passo avanti in tutto.
Se ti proponessero un duetto con chi ti piacerebbe farlo?
 Amo le collaborazioni per cui ci sono molti colleghi con cui duetterei volentieri. Su tutti Mina che rimane la più grande artista italiana per me e all'estero sceglierei i Toto un gruppo che adoro da sempre e la cui musica porto nelle viscere.
Ti piace più cantare o scrivere canzoni?
Cantare e scrivere canzoni oggi è un progetto univoco. Mi diverto sul palco ma anche in studio quando scrivo arrangio o produco. Non mi va di rinunciare a nessuna delle due strade. Quello che mi interessa è la credibilità e quindi non canterò o scriverò mai canzoni che non sento credibili prima che per gli altri per me stessa.
Oggi la musica attraversa un periodo non facile dal punto di vista commerciale, secondo te qual è la chiave giusta per rilanciare il mercato?
La chiave è invece non pensare più e solo commercialmente ma tornare alla creatività e diversificazione. Tornare a fare musica non per mero business (almeno non solo),ma per vera arte e lasciare che il pubblico possa scoprire tanta musica che in radio e in Tv non ci va mai;magari sbagliare, ma provare a sperimentare. Se si fanno brani sempre a tavolino per essere sicuri di vendere si tralascia per forza il diverso, anche l'estremo se vuoi e non si fa più trapelare il talento che non è per forza standard. Tornerei a fare ricerca sugli arrangiamenti e scrittura intanto aprendo a autori che non riescono nemmeno a fare arrivare i loro brani alle case discografiche. Partirei dalle canzoni prima che dalle voci. I talent in tv non li farei più solo per i cantanti ma per gli autori e arrangiatori e farei come si faceva una volta per esempio..aprire maggiormente alle collaborazioni fra musicisti creativi: esisteva l'interscambio che oggi non esiste più.
Un consiglio ai nostri lettori su un gruppo, una canzone o cantante che merita di essere ascoltato?

Ascoltare la musica tutta è il mio consiglio: prima di sapere chi oggi è primo in classifica sapere chi è stato Burt Bacharach o George Gershwin tanto per dire due nomi.Le nuove generazioni sanno tutto di tv ma non hanno cultura musicale pregressa, indispensabile anche per crescere vocalmente.
Un'ultima domanda. Dove e quando potranno ascoltarti i tuoi estimatori, ci sono progetti discografici in arrivo?
Intanto sono in vendita i miei due album da solista "Stato di grazia" di cui sono autrice sia delle musiche che liriche e il Dvd Live "Un po' matt (i)a un po' no..."che è un Live registrato in varie tappe dei miei concerti.
Li potete trovare sulle varie piattaforme on Line tipo Amazon. ..i Tunes. ..ecc... inoltre sto per iniziare un tour invernale preludio del tour estivo nelle piazze, previsto per l'estate 2017. Oltre questo, ci tengo a sottolineare che presto tornerò anche al musical. Sono in uscita anche brani scritti per altri artisti, ma per ora lascio che sia una sorpresa. Nel frattempo sto facendo numerose masterclass di canto in giro per l'Italia che pubblicizzo sulla mia pagina Facebook ufficiale Roberta Faccani. È previsto anche un nuovo album di cui parlerò presto...







mercoledì 12 ottobre 2016


 Il "prog" spiegato dall'enciclopedia umana Augusto Croce Augusto Croce

 




Augusto Croce è un personaggio di quelli ai quali verrebbe il desiderio di stringere la mano e dire grazie, il perché ve lo svelo subito. E' l'ideatore di un sito meraviglioso, oserei dire enciclopedico per tutti gli appassionati per la musica prog, qualcuno potrebbe obiettare e dire che ne esistono di molti, ma questo è dedicato esclusivamente alla nostra musica rock progressiva in cui nel sito il cui indirizzo è italianprog.it elenca con ampi particolari biografici storia delle band o dei singoli cantanti, analisi del disco, della copertina e particolarità una sorta di enciclopedia del genere. Da qualche giorno questo immenso lavoro di anni ha avuto la sua nascita "fisica" per così dire, infatti è in vendita un libro direttamente tratto ed ispirato dal sito stesso, abbiamo chiesto all'autore molte cose interessanti sul genere.





Augusto Croce intanto grazie per avermi dedicato del tempo. Come nasce questa passione per il prog?


Essere un ragazzino appassionato di musica nei primi anni 70 significava necessariamente sentire alla radio i grandi gruppi del rock inglese e americano ma anche i tanti gruppi del pop nostrano. La passione è nata intorno al 1973 quando ascoltai per la prima volta la Premiata Forneria Marconi e soprattutto il Banco del Mutuo Soccorso e mi resi conto che un genere musicale che avevo associato solo a musicisti stranieri era suonato anche, e molto bene, dagli italiani.
Con il passare del tempo e il declino del prog questo amore mi è rimasto dentro ed è nuovamente esploso quando si ricominciò a parlare di questa musica con termini finalmente positivi e non ironici o dispregiativi come spesso era avvenuto soprattutto verso la fine degli anni Settanta.
Essendomi appassionato poi al collezionismo musicale è stato naturale inserire tra i miei interessi principali la musica progressiva degli anni ’70 e cominciare ad approfondirne la storia e i protagonisti, prima con un intento puramente collezionistico, poi con un approccio più “scientifico”. Questo mi ha portato al desiderio di pubblicare i risultati delle mie ricerche, prima in un sito, poi in un libro.


Se oggi dovessi spiegare ad un giovane ragazzo che non ha mai sentito parlare di questo genere, in qualche riga cosa diresti?

La definizione di musica progressiva è complessa e si presta a infinite interpretazioni soggettive.
Direi che in generale la migliore è quella che la ritiene quel tipo di musica che ha superato le distinzioni dei generi tradizionali (in particolare il rock e il blues) miscelando varie influenze, a partire dalla musica classica e operistica per arrivare a includere jazz, folk e canzone melodica italiana senza una “ricetta” predefinita. In particolare il prog italiano si è distinto proprio per la presenza di due elementi tipici della nostra tradizione musicale, l’opera e il genere melodico, che hanno contribuito a identificare anche all’estero i musicisti della scena italiana.


Quali sono stati secondo te i momenti di massima luce di questo genere nella nostra Penisola?

Direi che il periodo in cui si è affermato questo genere si può indicare negli anni tra il 1970 e il 1975, quando il declino di questa musica è stato più o meno universale nei vari paesi in cui si era diffusa. Nel nostro paese direi che il punto di massima creatività e dei più alti livelli qualitativi si è avuto più o meno a meta di questo periodo: ritengo il 1973 l’anno d’oro del prog italiano, sia per il gran numero di nuove formazioni che in quell’anno hanno esordio che per la quantità di dischi di eccezionale livello che sono stati prodotti, tanto da lasciare l’imbarazzo della scelta a chi volesse stilare un’ideale classifica dei migliori.


Nel prog spesso si parla di scuole a livello internazionale, potremmo dire che PFM, Banco, Area, Orme hanno a loro modo impartito lezioni a gruppi minoritari?

Certamente in Italia hanno tracciato una strada, ciascuno con le proprie peculiarità. Aggiungerei i New Trolls per l’impulso che hanno dato nel rinnovare la canzone più melodica, in particolare quella cantata a più voci, con elementi del rock di derivazione straniera, e gli Osanna che hanno fatto lo stesso con il folklore mediterraneo.
Echi di PFM, Banco e Orme si trovano in tantissimi dischi di gruppi minori, che hanno recepito alla perfezione gli insegnamenti di questi grandi gruppi, così amati all'epoca, m’ aggiungendo spesso interessanti elementi di originalità.


Dammi il titolo di un album imprescindibile da ascoltare
Ho sempre ripetuto che Zarathustra del Museo Rosenbach contiene tutti gli elementi caratteristici del prog italiano, ma ci aggiungerei anche i primi lavori di Banco e PFM che da soli possono essere un eccezionale compendio di questo genere.


Qual è l'album che secondo te è stato sottovalutato?

Di nuovo Zarathustra, disco ingiustamente criticato per discutibili preconcetti politici, ma aggiungo anche L’Apprendista degli Stormy Six, disco a cui sono legatissimo, perché, pur risentendo di influenze piuttosto appariscenti da parte del prog inglese (penso soprattutto ai Gentle Giant) ha delle caratteristiche veramente innovative che all’epoca (ma ancora adesso) sono sfuggite a molti.


Festival di Sanremo e prog sappiamo non hanno mai avuto gran feeling, eccezion fatta per “Jesahel” dei Delirium, il perché è soltanto ad un certo snobbismo da parte degli operatori della kermesse o viceversa?

Il Festival è stato da sempre legato alla musica italiana più legata alla tradizione melodica. Ancora adesso, nonostante tanti tentativi di migliorarne la formula e i contenuti, le canzoni di maggior successo dei Sanremo sono quelle di più facile presa, quelle più melodiche e orecchiabili e non è un caso che proposte musicali di livello più elevato spesso sono state penalizzate relegandole agli ultimi posti.
I gruppi prog hanno avuto, in questa come in altre manifestazioni canore, uno spazio marginale, e spesso le hanno usate solo come vetrina per le loro produzioni più commerciali, spinte in questo da case discografiche prevalentemente piuttosto ottuse e poco aperte all’innovazione.


Oggi la musica italiana vive una fase alterna in cui artisti giovani hanno un discreto exploit, ma che non si traduce nel lungo periodo. Anche il prog in Italia non ha avuto un lungo periodo, però ancora oggi lo si ricorda. Quale ricetta serve per conservarsi nella memoria degli ascoltatori?

Oggi più che mai il pubblico si affeziona a prodotti di facile consumo, anzi credo che oggi siano diminuiti gli acquirenti abituali di dischi che esistevano qualche decennio fa e molte persone preferiscono ascoltare musica “da ascolto” ricorrendo a Youtube o scaricando quello che capita. Alcuni grossi nomi hanno un seguito molto ampio tra ascoltatori di tutte le età, ma basta rimanere per qualche tempo fuori dalle scene per essere irrimediabilmente dimenticati. È veramente difficile fare breccia nel cuore degli appassionati.


Mellotron, moog e ampio uso di tastiere, testi fiabeschi, ma spesso anche politici, potremmo definire il prog una sorta di romanzo dalla narrativa piuttosto variegata?

Come dicevo all’inizio è proprio la definizione di “progressive” ad essere incerta e variegata. Forse il bello di questo mix di generi è proprio la sua enorme variabilità che porta a comprendervi nomi totalmente diversi e distanti tra loro, che hanno però avuto in comune la voglia di sperimentare e di andare al di là dei canoni tradizionali della musica.


Due nomi contemporanei per i quali vale ancora la pena oggi ascoltare il prog italiano?

Ce ne sono tanti, e questo rende il prog ancora moderno e attuale. Sono affezionato al Bacio della Medusa perché li ho visti nascere, dato che vengono dalla città in cui vivo, Perugia, ma li ritengo obiettivamente tra i più interessanti e originali della scena prog italiana del nuovo millennio. A loro aggiungerei La Maschera di Cera perché ritengo Fabio Zuffanti un personaggio multiforme e di grande creatività che ha fatto di tutto per mantenere in vita il prog attraverso progetti musicali di ogni tipo ma sempre di altissimo livello.


Non pensi che la durata delle cosiddette suite abbia negativamente influito sulla fruizione di questo tipo di musica?

Certamente l’ascoltatore “casuale”, quello alla ricerca del motivetto di facile ascolto e immediatamente memorizzabile rimane sconcertato o addirittura infastidito di fronte a brani da 15-20 minuti (o addirittura i 50-60 di alcune produzioni contemporanee basate su suite di estrema lunghezza e complessità), ma ricordiamo che c’era un tempo in cui questi dischi si ascoltavano seduti davanti alle casse con la copertina dell’LP tra le mani in modo da collegare la musica con i testi e con le immagini rappresentate in queste vere e proprie piccole opere visive. La musica prog richiedeva all’epoca una vera e propria immersione, tanto che ancora oggi gli amanti del genere ricordano nota per nota certi passaggi chiave dei capolavori del genere!


Quanto ha interessato la politica e quanto ha influito nella diffusione e poi nella definitiva fase calante di questo genere?

Sono di quelli che hanno ritenuto l’ingresso della politica nella musica degli anni ’70 un fenomeno generalmente negativo, soprattutto considerando la progressiva esclusione che ci fu di molti gruppi meno impegnati dai grandi festival e un certo conseguente impoverimento della produzione musicale. Alcuni gruppi hanno prosperato grazie agli agganci che avevano con la politica, penso ad esempio agli Area, ma in generale non credo che questa commistione abbia fatto bene allo sviluppo della musica progressiva.


Perché un ascoltatore dovrebbe comprare il tuo libro a te un appello?

Il sito ItalianProg, sia nell’originaria versione inglese che in quella italiana che nacque dopo qualche anno, ha ancora oggi un enorme successo, segno evidente del grande interesse verso questa musica e della voglia, da parte di un pubblico di tutte le età di conoscere dettagli e informazioni di ogni genere sui suoi protagonisti. Il libro ha ripreso queste informazioni proponendole nel formato cartaceo a cui tanti appassionati sono particolarmente affezionati. È vero che si tratta di un’enciclopedia, dove le schede dei circa 600 artisti citati sono in ordine alfabetico, ma sono stati evidenziati tutti i collegamenti tra loro permettendo anche all’ascoltatore meno esperto di ricostruire facilmente le connessioni che hanno legato tra loro musicisti e gruppi dando origine ad uno dei più interessanti fenomeni musicali dello scorso secolo.