lunedì 12 febbraio 2018

Festival 2018:successo grazie alla centralità delle canzoni








Si è concluso sabato il 68 esimo Festival di Sanremo, meglio definirlo il festival della canzone italiana, rimarco questa dicitura perché finalmente dopo anni di ospitate di inutili stranieri Claudio Baglioni ha preso alla lettera l'origine della kermesse.
Un Festival dei record, per la prima volta dopo tanti anni ha messo d'accordo critica televisiva e telespettatori un compromesso storico che mancava ormai da una ventina d'anni.
Non è però tutto oro quello che luccica in casa Rai, se l'intuizione del cantante di "Questo piccolo grande amore" ha portato successo è merito esclusivo del cantante romano, non certo di mamma Rai che da anni non produce più conduttori in grado di fornire una rendita duratura per questa manifestazione, un peccato originale da colmare quanto prima.
Veniamo alla manifestazione canora, Baglioni ha come ho detto sopra, riportato senza retorica la musica al centro dello spettacolo, l'ha fatto con canzoni che forse non andranno in rotazione in radio in continuazione, ma ha portato la tanto sperata qualità.
Finalmente non è stato un Festival che ha strizzato l'occhio alle radio appunto, ma ha viaggiato sul proprio binario della tradizione festivaliera, nessun inutile giovanilismo, nessuna pomposità da talent, ma una sana e serie tradizione di quella che qualche benpensante chiama "musica leggera".
A dire il vero una canzone che è già in rotazione c'è ed è quella dello Stato Sociale il gruppo bolognese ha saputo sfruttare l'intuizione della ballerina anziana abbinandola ad una melodia di facile fruizione che ci terrà sicuramente compagnia almeno fino all'arrivo della primavera, meritato il loro podio.
Veniamo ai vincitori Ermal Meta e Fabrizio Moro, sono entrambi senza dubbio i parolieri del momento, sanno scrivere bene ed in questa canzone l'hanno fatto abbinando le loro qualità, personalmente non sono un patito di entrambi perché specie Meta che ambisce ad essere un cantautore impegnato a mio avviso non ha caratteristiche particolari ed uniche, gli va però riconosciuto un gran feeling con la kermesse. Quanto a Moro sa scrivere bene, sa interpretare con grande rabbia e tenacia qualsiasi brano, mi piacerebbe però ascoltarlo per una volta con un brano meno sofferto e urlato, perché di talento ne possiede parecchio.
Annalisa, faccia pulita, grande "canna", canta purtroppo brani scontati, molto adatti ad un pubblico giovane (ossessione di tutti i Festival), ha più volte detto che questo sarà il brano che taglierà con il passato, mi auguro di sentirla interpretare brani più "alti".
Quarto posto Ron con un bellissimo brano di Lucio Dalla, anche questa volta Rosalino ha scontato a mio avviso l'essere troppo simile ed in ombra nei confronti del grande Lucio. Ha avuto tra le mani un bel brano, non tra i capolavori di Dalla, ma anche solo l'idea che fosse un inedito lo faceva diventare tale, ha sfruttato al meglio l'interpretazione, sicuramente ha ottenuto il massimo.
Personalmente non avevo una classifica, però riascoltando con attenzione i brani meritano una menzione speciale Max Gazzé con la sua soave e profonda "La leggenda di Crisalda e Pizzomunno" e la canzone di Luca Barbarossa, che strizza l'occhio alle melodie romane di Romolo Balzani con "Passame er sale" canzone molto ben scritta ed interpretata altrettanto bene.
Il resto ho apprezzato il ritorno "gridato" delle Vibrazioni, da loro mi attendo più che una singola canzone un album ben elaborato con suoni anni '70 come solo loro sanno fare.
Male, anzi malissimo Facchinetti e Fogli, la quota "eravamo tanto famosi" non può far cadere nel baratro due pezzi da novanta come loro, avrebbero dovuto aver il pudore di gettare la spugna con dignità.
Meno peggio Canzian, sicuramente più a spasso con i tempi degli altri due ex Pooh.
Discorso a parte Giovanni Caccamo, a me il suo modo di cantare non piace, stona, soffia, sussurra ma senza darmi un minimo d'emozione, è entrato sulle scene musicali come grande promessa, ma non vorrei rimasse un grande annuncio..
Diodato e Roy Paci coppia insolita, verrebbe da dire strana coppia, hanno cucito una bellissima canzone, merita un ascolto più attento.
E' stato il Sanremo della terza, se non quarta età, non poteva mancare Ornella Vanoni la quale ha interpretato un brano non tra i migliori della sua carriera, ma l'ha interpretato con la sua sana "superbia", meravigliosa quando all'1 di notte mentre ritirava il premio "Sergio Endrigo" stralunata si domandava che premio fosse. Aliena!
Peccato, ed aggiungo peccato per l'addio, anzi "Arrivedorci" di Elio e le storie tese, dalla band milanese ci saremmo aspettati una scimmia che balla insieme ad un'anziana ballerina ed invece un brano scontato oserei dire inutile nella loro ricca e preziosa discografia, ripeto, peccato.
I giovani in questo Festival in cui l'età era abbastanza alta non hanno brillato molto, il vincitore aveva sì un bel brano, un gran testo, ma nel complesso non sarà un'edizione da ricordare per i giovani.
Quanto ai due cooconduttori la Hunziker a questo punto merita un'edizione da unica conduttrice, è bella, elegante, brava, mediamente intonata e a differenza di molti a me il suo essere sempre sorridente e positiva mi mette tanto di buon umore, fossi un dirigente Rai, una proposta per il futuro la presenterei.
Su Favino si sono espressi tutti, è stato un grandissimo comico, attore impegnato, cantante, interprete, è stato tutto, peccato che il mondo dello spettacolo abbia dovuto aspettare Sanremo per accorgersene.
Non so se Baglioni accetterà l'edizione 2019, certo visto l'auditel solo un non conduttore come lui potrebbe bissare, però dopo un successo clamoroso sarebbe sciocco puntare su un salto nel vuoto.
Unico consiglio un po' più di entusiasmo durante la proclamazione del vincitore e magari un paio di canzoni in meno, tutto sommato comunque il Festival scorreva molto bene, anche questa volta sul palco sono mancati i fiori, considerando che però era una bellissima scenografia, un'orchestra degna di nota, visti tutti questi graditi ritorni per la prossima edizione c'è solo da sperare in bene.

venerdì 29 dicembre 2017

De' Soda Sister, musica popolare al tempo del digitale.


 
De' Soda Sister, un gruppo folk tradizionale toscano che mescola ottimamente il sound tipico della nostra tradizione popolare con strumenti tipicamente d'origini lontane dalla nostra Penisola. Tre donne, tre voci che si fondono allo stesso tempo in un'atmosfera intimista e popolare. Da ascoltare assolutamente
 
 
 
Salve, come nasce il vostro nome ed il vostro progetto?

Il nome del gruppo è un ironico omaggio proprio a ciò che caratterizza Rosignano Solvay: il bicarbonato e le sue spiagge bianche.
Il progetto nasce nel 2011 ed e inizialmente formato da Veronica Bigontina alle percussioni, Benedetta Pallesi alla chitarra, Sara Zilli al mandolino e Giulia Verani alla fisarmonica. Dal 2014 la formazione cambia e si aggiunge al progetto Lisa Santinelli. Adesso la formazione stabile è in trio: voci, chitarra, mandolino, cigar box e percussioni di vario genere. Siamo: Benedetta Pallesi, Lisa Santinelli e Veronica Bigontina.

Chi siete?

Siamo tre persone unite dalla passione per la musica.
Il nostro intento è quello di dare importanza a un patrimonio culturale fondamentale come la musica popolare rendendolo accessibile anche alla modernità.

Spesso su questo blog ho rivolto questa domanda, è possibile vivere di musica oppure è bello farlo anche solo per passione?
La musica è bella ed è una passione, una necessità. Oggi vivere di musica in Italia non è per niente semplice, soprattutto a livelli non elevati. Ognuna di noi è occupata in altri percorsi e professioni, ma fare musica è per noi un impegno che prende molte energie, tempo, investimenti e a cui ci dedichiamo in modo professionale e continuativo.

Nelle vostre interpretazioni è corretto dire che si sente l'influenza di Giovanna Marini, di Caterina Bueno, quali sono i vostri cantanti, gruppi di riferimento?
Sicuramente c’ è l’ influenza di ricercatrici ed interpreti come Caterina Bueno, Daysi Lumini, Giovanna Marini, Tina Andrei, Silvana Pampanini, Graziella di Prospero, Dodi Moscati, Gabriella Ferri.

Ascoltando la vostra musica appare chiaro che la musica non è solo sottofondo, ma anche ricercatezza nei testi, nelle storie, cosa pensate della musica attuale, dei talent?
Sono show a tutti gli effetti per cantanti che vogliono diventare noti producendo musica commerciale, ma non appartengono alla nostra sfera di interesse musicale.

C'è un brano che amate particolarmente che ancora non è stato interpretato?
Ce ne sono parecchi..uno è il Mastio di Volterra.. uno il Bove Rosello..piano piano li cantiamo tutti!

L'uso di strumenti così particolari come nasce?
Ognuno porta gli strumenti che ha e che sa suonare e da lì si parte..È tutto molto spontaneo e istintivo..

Un vostro sogno nel cassetto?
Viaggiare con la musica o far viaggiare la nostra musica!

Toscana è terra di musica, di tradizioni e folklore quanto è difficile oggi passare la vostra musica ai giovani?
Non è difficile, in realtà il nostro gruppo per lo più piace ai bambini, agli adolescenti, ai giovani, agli adulti, agli anziani, al pubblico piu vario ed eterogeneo!

Progetti per il futuro, concerti?
Fare un terzo disco anche con brani scritti da noi affiancati da brani tradizionali riarrangiati nel nostro stile.
I concerti proseguono! Nel 2016 e 2017 abbiamo avuto il piacere di suonare in Francia e in Austria..vediamo dove ci porterà il 2018!

Un appello ai nostri lettori, come possono seguirvi e perché dovrebbero ascoltare le
De' Soda Sister?
Possono seguirci sul nostro sito: www.desodasisters.it
Sulla nostra pagina facebook: https://www.facebook.com/desodasisters/
Il nostro canale you tube: https://www.youtube.com/channel/UCWCoZ_bFwmXWVyv2nGQjtYQ

mercoledì 19 luglio 2017

 Rosa Balistreri una siciliana dalla voce unica. Un film per raccontarla


Eccomi di nuovo su queste pagine, dopo un periodo di stop.
Nei mesi scorsi ho avuto modo di approfondire una cantautrice a me praticamente sconosciuta:Rosa Balistreri.
Rosa Balistreri è stata una cantautrice siciliana dal talento e della forza vocale decisamente unica, ho avuto modo di ascoltarla per caso tramite alcune interpretazioni di Carmen Consoli su Youtube e di Donatella Finocchiaro, proprio l'attrice siciliana è stata protagonista nel 2010 di un cortometraggio dal titolo "Ritratto di una donna vera" la cui regia era affidata a Nello Correale.
Il documentario è ricco di immagini dell'epoca, che tracciano con particolari interessanti il profilo della Balistreri, lo fanno senza annoiare con un filone unico attraverso le note e le parole rimarcate con forza dalla cantautrice siciliana.
Molti filmati sono provienienti dall'immenso e vasto archivio delle teche Rai.
Correale disegna un vestito sulla Balistreri a misura perfetta, si parla del coraggio dell'interprete siciliana la quale interpretò in una piazza una canzone dal titolo "Mafia e parrini" vestita da prete su testo del grande amico Ignazio Buttitta.
Non è un caso che questa recensione sia stata scritta oggi che ricorrono 25 anni dall'attentato per mano della Mafia nei confronti di Borsellino e la sua scorta. Rosa Balistreri tesseva sì le lodi di quella Sicilia "bedda", ma allo stesso tempo fotografava un mondo cupo, omertoso con la sua voce a tratti sgraziata, ma mai fuori dagli schemi della musica.
Oggi diremmo una cantante scomoda, fuori dal coro, oggi forse riusciremmo a dirlo perché attraverso i mezzi di comunicazione è quasi impossibile censurare, ma Rosa apperteneva ad un'altra epoca e purtroppo ha vissuto tanta ingiusta censura. A tal proposito basti pensare che nel '73 venne esclusa in extremis dal Festival di Sanremo per un bellissimo brano "Terra ca nun senti", proprio quell'epoca in cui la Sicilia spesso "non sentiva", ma gli spari e la corruzione facevano più rumore di tanto altro.
Decisamente un dvd da reperire, Correale ha il merito di accendere i fari su una cantautrice troppo poco conosciuta.
Oltre a questo bel dvd esiste anche in allegato allo stesso un libro di Giuseppe Cantavenere.
Buona visione, buona lettura e a questo punto buon ascolto.

mercoledì 5 aprile 2017

Social e musica, dialogo con la cantante e autrice Silvia Tancredi



Silvia Tancredi, cantante e autrice. E' un'artista molto ricercata dal punto di vista vocale, dotata di una voce adatta per diversi stili, tra tutti il gospel.
Abbiamo chiesto all'artista alcune impressioni relative al suo libro sulla musica e i social.
In un mondo in cui tutto è facile, tutto sembra in maniera illusoria raggiungibile, per lei che è stata un'artista dalla lunga gavetta, quale consiglio si sente di dire a chi si affaccia al mondo della musica?
Il primo consiglio che mi sentirei di dare è quello di non farsi trovare impreparati, perché quando la musica bussa nella tua vita richiede che tu sia pronto ad affrontare scelte significative e sacrifici importanti, o almeno, per me è stato, ed è ancora oggi così. Per cui, come ogni elemento importante della nostra vita, è bene averne cura, cercando di perfezionare ogni dettaglio per non lasciare nulla al caso o alla sola fortuna.
Oggi la musica italiana è paradossalmente più presente di prima nella tv, ma questa presenza è sinonimo di qualità?
Sarò sincera: purtroppo questo non è un binomio che dà sempre un risultato positivo: spesso i tempi televisivi non combaciano con quelli relativi alla costruzione di un progetto musicale, e questo spinge produttori, discografici e addetti ai lavori a compiere scelte sempre più in funzione dello share televisivo e meno della qualità della musica messa in campo.
Per invertire questo rischio di "artisti usa e getta" se lei fosse un direttore di rete, un regista, quale programma tv vorrebbe realizzare?
Un format di presentazione per nuovi progetti artistici, con esibizioni dal vivo, e dedicherei una puntata ad ogni artista dando così la possibilità al pubblico di conoscere un po’ più a fondo le nuove realtà musicali, epurando il programma da ogni contenuto che ricordi un talent o un reality show. Forse è pura utopia, ma se si educasse il pubblico al bello le persone imparerebbero ad abituarsi, come d’altronde accade già con qualsiasi contenuto televisivo, anche i più bizzarri.
Molti dei cantanti usciti dai talent non hanno un loro repertorio, hanno sì una bella immagine, ma difettano nella scelta dei brani. Secondo lei un Battisti un De André oggi avrebbero senso?se sì esistono nomi di cantanti o gruppi che lei trova interessanti?
Se si nomina Battisti e De Andrè in qualità di grandi autori, io credo che oggi farebbero molta fatica ad emergere se non si piegassero al sistema dei Talent e a quello televisivo più in generale, perché purtroppo oggi il mondo della discografia è completamente assorbito da questo tipo di meccanismi e si fa molta più fatica a investire e rischiare che in passato. Chi trovo interessante tra gli artisti di oggi?.. Direi Bruno Mars.
Quale musica ascolta Silvia Tancredi?
Il gospel continua ad essere una della mie più grandi passioni e per questo nella mia quotidianità non mancano mai artisti come Kirk Franklin o Yolanda Adams, ma più in generale sono appassionata di musica americana, per cui ascolto dai più grandi maestri come Steve Wonder alle giovani proposte come Alicia Keys.
Guarda mai Sanremo?ha mai pensato di proporre un suo brano?
Si, certo, ogni anno seguo Sanremo, anche se negli ultimi dieci anni all’incirca devo dire che la mia attenzione e curiosità sono state attratte molto raramente. Il mio progetto è arrivato fin nelle mani della commissione, ma purtroppo i diversi direttori artistici hanno sempre deciso di escludere la mia musica, e le ragioni rimangono e rimarranno per sempre un mistero.
"La voce e il talent show", si sente di demonizzare tutto ciò che ruota attorno a questo mondo?c'è qualche artista uscito dai talent che ha realmente secondo lei talento?
Per me la parola “talento” ha un grande significato e ritengo che un’esperienza come quella del talent show, da sola, non possa definirla in maniera definitiva. Credo che, oggi come nel passato, sia l’intero percorso e quello che tu lasci lungo il tuo cammino a definire se ciò che ti apparteneva era davvero il talento.
Lei è anche insegnante di canto, quanto per un cantante/gruppo è importante saper cantare e quanto un cantante dovrebbe studiare per definirsi tale?
Domande come questa mi fanno sempre un po’ sorridere, è come se chiedessi ad un insegnante di pianoforte quanto sia importante saper suonare il pianoforte per potersi definire pianista. Non crede che sia un controsenso? Certo è importante studiare e avere una cultura il più approfondita e aperta possibile. Il sapere equivale a libertà.
Progetti per il futuro?

Sto lavorando al mio nuovo album, e questo è uno dei momenti che amo di più del mio lavoro. Inoltre presto tornerò negli Stati Uniti per alcuni concerti importanti.





martedì 14 febbraio 2017

Sanremo 2017:le mie conclusioni





Si è conclusa da poche ore l'edizione 2017 del Festival di Sanremo.
Come accade da sempre la sfida si è disputata fra i sostenitori  della kermesse, ovvero coloro che guardano il festival perché lo guardava la nonna, la mamma o semplicemente perché gli piace (tra questi ci sono anche io) e coloro che non lo guardano, però si informano su come si veste il presentatore e com'è la canzone che ha vinto, ma fa decisamente più "stile" dire che non lo guardano.
Detto questo, il Festival appena concluso è stata l'edizione in cui ha visto lo spettacolo viaggiare a due velocità.
Se da una parte Carlo Conti con la sua estrema serietà e il suo essere un ottimo "impiegato" ha portato a termine il risultato (ha raggiunto audience che non venivano toccati dal 2002), quindi ha ottenuto per così dire il premio aziendale, dall'altro dal presentatore fiorentino non c'è mai da aspettarsi sussulti, innovazioni o altro, quest'anno con l'arrivo di Maria De Filippi è apparso più marginale, che padrone di casa, dando spazio molto spesso alle abilità narrative della De Filippi.
Veniamo alla canzone vincitrice di Gabbani, portata alla vittoria dal televoto che in tanti demonizzano, ma su questo occorre fare alcune precisazioni in merito.
La graduatoria complessiva delle sedici canzoni prima del ballottaggio vedeva la seguente classica: Fiorella Mannoia, Francesco Gabbani, Ermal Meta, Michele Bravi e Paola Turci. Secondo la giuria demoscopica e gli esperti Fiorella Mannoia era prima, con Meta secondo. Al televoto Gabbani primo, Mannoia seconda, Bravi terzo, Sylvestre quarto e Moro quinto.
I risultati, vengono poi azzerati per il ballottaggio a tre, che ha prodotto curiosamente tre graduatorie diverse:
Demoscopica - 1. Fiorella Mannoia 2. Francesco Gabbani 3. Ermal Meta;
Esperti - 1 Ermal Meta 2. Francesco Gabbani 3. Fiorella Mannoia;
Televoto - 1 Francesco Gabbani (44%) 2. Fiorella Mannoia (33%) 3. Ermal Meta (23%).
Avendo il televoto un peso relativo più elevato (il 40% contro il 30% delle altre due giurie) ha determinato il “rovesciamento” finale a favore di Gabbani.
Quindi Gabbani ha ottenuto un risultato che è piaciuto non solo ai telespettatori, ma  anche al resto della giuria, sarà perché è stato a suo modo un innovatore, basti guardare l'abbigliamento non usuale per il Festival. Sarà anche che a suo modo ha ottenuto un record, ovvero vincere in due anni consecutivi il primo premio nei giovani e poi nei big. Inoltre aggiungo che questo è il Festival sì dei Modugno, Latilla, Ranieri, etc etc, ma in questa edizione non mi è sembrato di vederne degli eredi, pertanto ben venga l'innovazione.
E' stato un Festival con una vincitrice annunciata, Fiorella Mannoia, che ha sì interpretato bene la sua "Sia benedetta", ma allo stesso tempo ha dato l'impressione di avere un vestito che era stato preparato per altri, infatti la canzone era stata scritta e doveva essere interpretata da Amara con Paolo Vallesi, quindi la Mannoia ha fatto un grande lavoro di interpretazione, merito va anche al fatto che si è ripresentata in gara dopo 30 anni mettendosi in gioco e sapendo che sarebbe potuta entrare papa e uscire cardinale e così è stato.
Dello stesso parere non sono stati i fan di Al Bano, D'Alessio e Ron. Al Bano è apparso stanco, provato nella voce dall'operazione ed ha a mio avviso ottenuto un risultato sufficiente, stessa cosa per Ron, grande interprete e autore il quale ha presentato un pezzo non troppo entusiasmante. Altro discorso per Gigi D'Alessio il quale aveva un buon pezzo, ma a mio giudizio paga il preconcetto che si ha su di lui. Provaci ancora Gigi!
Ottimo risultato quello dell'albanese Ermal Meta, bel pezzo, bella interpretazione, meritava di essere conosciuto anche come cantante oltreché che come autore.
Bene anche il ritorno di Michele Bravi, dopo la vittoria ad Xfactor sembrava consegnato all'oblio, ma quando il talento c'è questo prima o poi ti paga.
Sergio Sylvestre ed Elodie hanno mantenuto alto il nome del bel canto, il primo con un pezzo non troppo emozionante, la seconda decisamente sì.
Nota di merito anche a Bianca Atzei, un pezzo molto agé, con atmosfere che somigliano alla Zanicchi, ma se non hai il suo talento, non hai la sua storia, rischi di essere semplicemente una brava, confido in autori che sappiano farla emergere per le doti vocali.
Bel pezzo anche quello di Fabrizio Moro che ha forse pagato un'interpretazione dal vivo con qualche sbavatura, resta però un bel pezzo.
Tre sono le note negative principali.
La prima i big, Carlo Conti aveva gridato ai quattro venti che quest'anno aveva scelto due pezzi in più perché c'erano dei pezzi da paura, a mio avviso così non è stato, pertanto al successore di Conti suggerirei di scegliere meglio i brani, ma soprattutto chi dovrà far parte della categoria big mi auguro abbia una storia musicale di tutto rispetto.
L'altra nota negativa è la presenza dei big italiani come superospiti, non è ammissibile che chi porta la nostra musica italiana nel mondo faccia l'ospitata e basta, se tieni alla manifestazione, magari perché ti ha anche lanciato,o partecipi o altrimenti guardi il Festival in poltrona.
Terzo punto negativo è la serata delle cover, trovo comico che in una serata che spesso avvicina tutti al "focolare" di Sanremo non metta come regola principale l'inserimento esclusivo di canzoni che hanno partecipato al Festival, sarebbe un buon motivo di rilancio anche di autori e cantanti spesso dimenticati.
Infine la prossima edizione avrà un nuovo conduttore, si parla di Maria De Filippi, personalmente mi auguro che la Rai voglia proseguire nell'innovazione attingendo o dal proprio serbatoio, penso a Federico Russo o altrove con il bravissimo Alessandro Catellan magari affiancato da un personaggio esperto, possibilmente musicista.
Per ultimo rivolgo un appello ai prossimi scenografi, non è possibile sentire ogni due per tre la definizione di Sanremo come città dei fiori e poi non vedere sul palco i fiori come ornamento, perdipiù di anno in anno si va verso un palco sempre meno caloroso e più metallico, l'auspicio in questo caso è al ritorno della tradizione sanremese.
Dunque nel bene e nel male con tante polemiche è pur sempre quello riassunto da Baudo e Caruso nella loro celeberrima sigla "perché Sanremo è Sanremo"...

martedì 24 gennaio 2017

Claudia Endrigo, "mi piacerebbe l'idea di vedere un film o una fiction su mio padre, ma non saprei a chi proporla"


Ospitare in questo blog la musica, la storia e le parole di Sergio Endrigo, mi riempie d'orgoglio, farlo con la figlia, colei che da anni si batte per conservare e tramandare la musica del padre è semplicemente un motivo di vanto. Claudia Endrigo figlia del maestro Sergio a breve pubblicherà la prima biografia del cantautore istriano.

Claudia, quale emozione provi ogni volta che sfogli questa biografia?


Ancora non provo emozione visto che non ho ancora fisicamente il libro in mano. L'emozione è stata scriverla


Spesso quando le persone a noi care se ne vanno lasciano il sapore, il profumo nell'aria, tuo padre lascia all'Italia intera un patrimonio musicale incredibile. Cosa fare per preservarlo?

Non saprei, spero che la pubblicazione della biografia risvegli un pò di coscienze e magari si ristampi il suo intero catalogo

I più giovani oggi riscoprono Sergio attraverso la cover riuscitissima di Lontano dagli occhi, com'è nata questa interpretazione?

I più giovani, fortunatamente lo conoscono a prescindere. Per il resto bisognerebbe chiedere alla Nannini, la sua interpretazione mi piace molto

Endrigo e Sanremo, un legame forte, che lo portò al trionfo nel 1968 con "Canzone per te" brano straordinariamente intenso, pieno di malinconia e classe, tuo padre andava orgoglioso di questa vittoria?

Beh, era molto contento.


Sempre parlando di Sanremo tuo padre è tornato spesso, che rapporto aveva con la kermesse?

Con Sanremo aveva un rapporto sereno. Si faceva perchè si doveva fare



Con gli altri colleghi cantautori, con quale di questi aveva una stima ed un affetto?

Ce n'erano molti, Lauzi, De Gregori, Paoli, Gaber, Jannacci, tanto per citare alcuni

C'è un progetto di tuo padre che non è riuscito a portare a termine e che vorresti completare?

Mi piacerebbe risucire a mettere in piedi uno spettacolo in cui si canta e ri raconta Endrigo

Personalmente amo una canzone non molto conosciuta "Una storia" che portò a Sanremo, hai qualche aneddotto legato a questa splendida canzone?

No, nessun aneddoto


 Tuo padre aveva intrapreso un sodalizio magnifico con Sergio Bardotti, altro talento indiscusso della nostra musica e troppo spesso derubricato a semplice nome.

Oggi la musica italiana soffre la mancanza di queste energie, c'è una ricetta che vorresti passare ai giovani d'oggi?
Seguire il talento solo quello, oggi tutti vogliono diventare cantanti o cantatuori ma è un mestiere per pochi



Ultimamente i figli d'arte riscoprono i padri, penso al fortunato tour di Cristiano De André a quello di Fillippo e Tommaso Graziani, tu hai interpretato qualche brano con tuo padre nel suo ultimo lavoro. Hai mai pensato di omaggiare tuo padre attraverso la tua voce?

Beh, magari cantando e raccontadolo attraverso lo spettacolo di cui ti parlavo

 Per scrivere una canzone c'è bisogno dell'ispirazione e del talento, tuo padre aveva queste doti, oltre queste aveva una cultura oltreché musicale, quanto e cosa amava leggere?

Ha cominciato a leggere da piccolo e ha letto veramente di tutto, dal Corriere dei piccoli a Sciascia, Calvino, Marquez e tanti tanti altri. Era un uomo molto curioso

Nelle canzoni di Endrigo spesso si parla di mare, sappiamo del suo amore per Pantelleria. Hai un ricordo legato all'acqua, al sapore del mare?
Amava Pantelleria. E' nato a Pola, città di mare e questo amore lo aveva fin da piccolo.
Ho i ricordi legati a Pantelleria dove ho passato le estati più belle della mia vita. Quando sono su quegli scogli sento che papà è con me




 Molte volte i social network vengono demonizzati,
 tu invece hai legato un rapporto stretto con gli appassionati di tuo padre, trovi questi mezzi utili anche per la diffusione della musica soprattutto per i nuovi artisti?


Trovo che i social siano utilissimi se usati in modo adeguato


c'è un autore che oggi somiglia a tuo padre?
Per fortuna no, ogni artista dev'essere unico


 A quando l'uscita della biografia?
Non c'è ancora una data


In Italia siamo conosciuti per l'alta qualità delle fiction, hai mai pensato di suggerire la realizzazione di un film o fiction sulla storia di tuo padre?
Mi piacerebbe molto ma non saprei a chi proporla



mercoledì 16 novembre 2016



Roberta Faccani, una voce esplosiva, un'artista poliedrica
: "Mi piacerebbe scrivere una canzone per Silvia Mezzanotte o Lady Gaga"



Chi è Roberta Faccani, tutti gli appassionati del glorioso gruppo Matia Bazar la ricorderanno per un brano che a mio avviso andò molto fuori dai canoni allora molto soft dei Matia, il cui titolo era "Grido d'amore". In questo brano la cantante marchigiana classe 1968, dava sfoggio delle sue immense capacità vocali e della sua potente presenza scenica sul palco. Dopo l'abbandono ai Matia abbiamo voluto fare un'intervista a 360 ° sulla vita professionale della cantante.



Salve Roberta, leggiamo dalla tua biografia che le tue prime orme le hai mosse direttamente al CET di Mogol, oggi cosa ti rimane di quell'esperienza a fianco di uno dei più prolifici parolieri italiani?

Nel 94 ho vinto una borsa di studio per il C.E.T. di Mogol dopo una esibizione live in cui egli mi notò. Giulio mi propose di fare subito il corso interpreti e accettai con entusiasmo. Mi sono diplomata nel 95 e alle varie lezioni con molti artisti docenti, ho incontrato il mio primo produttore Mario Lavezzi con cui ho collaborato per anni e che produsse il mio primo singolo Rido. In quegli anni il C.E.T.era agli esordi e ricordo sopratutto il grande fermento di talenti che pullulavano ai corsi e gli innumerevoli concerti che abbiamo fatto in giro per l' Italia dove insieme a alcuni meritevoli giovani studenti interpretavamo le grandi canzoni di successo scritte proprio da Mogol - Lavezzi. È stata una palestra importante per affrontare il pubblico in un live. Suonavo anche la chitarra e oltre a brani da solista facevo la back vocalist imparando l'arte non facile di fare bene i cori e le armonizzazioni. Giulio mi ha fatto capire anche come si scrive una canzone, un testo nello specifico essendo lui un sommo autore. Per me è stato anche e sopratutto un modo per farmi conoscere agli addetti ai lavori e per cercare una strada discografica affinando una mia personalità vocale e artistica.
Molto spesso nella musica italiana ci sono state epoche, basti pensare ai primi anni 60' con gli urlatori, gli anni 70' con la musica di protesta, etc etc. Oggi si assiste sempre di più all'arrivo di talenti spesso simili tra loro, quanto è difficile essere originali e cosa consigli ad un ragazzo o gruppo che si affaccia nel panorama musicale?

Potrei parlare per ore su questo argomento e cioè sul crearsi una propria strada originale e riconoscibile e su cosa fare per imporsi nel mercato discografico. Per noi al tempo era più facile in quanto esistevano i talent scout che davvero capivano di musica che fisicamente andavano a scovare i talenti nei festival o in giro nei club.E c'erano discografici illuminati che se credevano in te primo non ti chiedevano assolutamente denaro ma anzi investivano; ti affiancavano un team di lavoro per cercare di trovare la giusta linea musicale con autori compositori e arrangiatori al fine di immettere nel mercato qualche cosa che possibilmente non ci fosse già. Castrocaro era l'anticamera di Sanremo e dunque importantissimo per i giovani. In fin dei conti c'era creatività e siccome il talento vero era scevro da imitazioni(non c'era internet né karaoke ), se valevi davvero una chance te la davano. Detto questo il consiglio unico che mi permetto di suggerire è quello di lavorare a una gavetta fatta di studio tecnico sì, ma sopratutto di originalità .Aprire la radio e essere riconoscibile al volo rimane l'unica alternativa valida e per fare questo non si può far altro che cercarsi dentro e scoprire cosa veramente si è e non quello che va di moda o che tutti fanno. In pratica vince sempre e solo chi fa di testa sua e chi ha un vero sacro fuoco. Il resto è moda momentanea e poi nei Live devi sempre fare la differenza. Puoi avere anche una bella voce ma se non hai repertorio non si va da nessuna parte. Consiglio di acculturarsi prima musicalmente e poi vocalmente e se possibile scriversi da solo le canzoni o affiancarsi a un team che tiri fuori un prodotto credibile.
Con la scomparsa di Giancarlo Golzi i Matia hanno perso una colonna del gruppo ed infatti al momento il progetto sembra congelato, che rapporto hai mantenuto con i tuoi ex compagni di avventura?

Con i Matia Bazar ho lavorato 6 anni (dal 2004 al 2010 ) e imparato molto sopratutto su come gestire il business e cioè cosa fare e non fare. La morte di Giancarlo oltre a dispiacermi umanamente ha creato sicuramente un nuovo spartiacque nella storia della band, ma sono certa che i miei ex colleghi troveranno prestissimo la strada per ritornare a galla. Cassano rimane un grande produttore e compositore e mi aspetto da lui un guizzo geniale. So che non deluderà le mie aspettative e quelle di chi sempre amerà i Matia che tanto hanno dato alla musica italiana.
La tua presenza scenica è importante, molto diversa rispetto alla Ruggiero per esempio,hai mai avuto contatti con l'ex cantante dei Matia o con le altre cantanti che si sono avvicendate?
Fortunatamente avendo una personalità ben precisa ognuno delle soliste dei Matia ha dato un suo apporto alla continuazione della band. Io non ho mai voluto copiare nessuno altrimenti farei l'imitatrice nella vita e non la cantautrice. Detto ciò, ho avuto l'onore di conoscere Antonella (Ruggero) a Sanremo 2005 quando eravamo in gara e subito ho capito che è una persona intelligente e una grande signora oltre che indiscussa fuoriclasse della vocalità. Silvia l'ho vista in varie occasioni nel corso degli anni e ne apprezzo qualità tecniche E senso degli affari.
Trovo sia una ottima manager di sé stessa. Questo è un valore aggiunto in questo mondo e vorrei scrivere per lei ora che ha intrapreso nuovamente una carriera da solista. Non ho avuto invece in piacere di conoscere Laura (Valente) ma la considero una musicista a tutto tondo.
Rispetto a molte cantanti, tu sei un'artista poliedrica, oltre la voce sai utilizzare bene anche le doti attoriali, infatti hai scritto e partecipato a diversi musical, come si riesce ad amalgamare entrambe le arti?

Nasco cantante pura ma mi sono scoperta attrice molto presto solo che fino all' incontro col mondo del musical non ho prestato attenzione a una dote innata.È stato Fabrizio Angelini, regista di Rent (il mio primo musical), a incitarmi a continuare col teatro. È una attitudine naturale che strada facendo ho affinato anche grazie a collaborazioni importanti. Christian Ginepro in Alice nel paese delle meraviglie mi ha tirato fuori ironia e drammaticità con la regina di cuori e Giuliano Peparini in Romeo e Giulietta ama e cambia il mondo, la dolcezza che nessun ruolo prima ad ora aveva messo in luce. Si cresce anche e soprattutto con chi sa darti ma anche se sai metterti a disposizione e in gioco. Io mi evolvo sempre perché non mi sento mai arrivata. Inoltre scrivere canzoni ha affinato la mia capacità di esplorare diversi stili e generi musicali. Scrivere per altri è creativo e suggestivo.
Progetti musicali per il futuro?un brano pronto per Sanremo ce l'hai?
Sanremo è una manifestazione importantissima per chi ha un progetto da far sentire a tanta gente in pochi giorni. Al di là della gara è pubblicità immediata. Tornerei volentieri ma non è così facile. Le proposte sono tante e se tornerò presenterò qualcosa che mi rappresenterà veramente. Quando toccherà a me mi farò trovare pronta.

Se ci fosse una canzone da cantare che non hai mai cantato quale sarebbe?
La canzone che vorrei cantare è una canzone che possa rimanere nel tempo e che tutti possano ricordare. Un successo insomma; che sia mia o di altri autori non ha importanza ma dovrebbe essere veramente emozionante. Conta sopratutto questo per me. Il resto lo decide il pubblico.
Nel tuo impasto vocale si sente molto la potenza e l'uso delle corde vocali al massimo, potremmo dire che Mina è stata una grande colonna di riferimento, ci sono altri colleghi che hai ascoltato molto?

Nonostante quello che si può pensare anche se Mina è per me il non plus ultra vocalmente, vengo da un' altra formazione musicale. Le voci americane soul e blues e la musica rock. Se posso dirti chi mi ha ispirata maggiormente dico Guesch Patti (quella di Etienne), artista poliedrica e sottovalutata. Per me è stata una grande avanguardista e quindi amore a prima vista. Oggi dovessi dire chi mi da emozioni dico Lady Gaga perché è un passo avanti in tutto.
Se ti proponessero un duetto con chi ti piacerebbe farlo?
 Amo le collaborazioni per cui ci sono molti colleghi con cui duetterei volentieri. Su tutti Mina che rimane la più grande artista italiana per me e all'estero sceglierei i Toto un gruppo che adoro da sempre e la cui musica porto nelle viscere.
Ti piace più cantare o scrivere canzoni?
Cantare e scrivere canzoni oggi è un progetto univoco. Mi diverto sul palco ma anche in studio quando scrivo arrangio o produco. Non mi va di rinunciare a nessuna delle due strade. Quello che mi interessa è la credibilità e quindi non canterò o scriverò mai canzoni che non sento credibili prima che per gli altri per me stessa.
Oggi la musica attraversa un periodo non facile dal punto di vista commerciale, secondo te qual è la chiave giusta per rilanciare il mercato?
La chiave è invece non pensare più e solo commercialmente ma tornare alla creatività e diversificazione. Tornare a fare musica non per mero business (almeno non solo),ma per vera arte e lasciare che il pubblico possa scoprire tanta musica che in radio e in Tv non ci va mai;magari sbagliare, ma provare a sperimentare. Se si fanno brani sempre a tavolino per essere sicuri di vendere si tralascia per forza il diverso, anche l'estremo se vuoi e non si fa più trapelare il talento che non è per forza standard. Tornerei a fare ricerca sugli arrangiamenti e scrittura intanto aprendo a autori che non riescono nemmeno a fare arrivare i loro brani alle case discografiche. Partirei dalle canzoni prima che dalle voci. I talent in tv non li farei più solo per i cantanti ma per gli autori e arrangiatori e farei come si faceva una volta per esempio..aprire maggiormente alle collaborazioni fra musicisti creativi: esisteva l'interscambio che oggi non esiste più.
Un consiglio ai nostri lettori su un gruppo, una canzone o cantante che merita di essere ascoltato?

Ascoltare la musica tutta è il mio consiglio: prima di sapere chi oggi è primo in classifica sapere chi è stato Burt Bacharach o George Gershwin tanto per dire due nomi.Le nuove generazioni sanno tutto di tv ma non hanno cultura musicale pregressa, indispensabile anche per crescere vocalmente.
Un'ultima domanda. Dove e quando potranno ascoltarti i tuoi estimatori, ci sono progetti discografici in arrivo?
Intanto sono in vendita i miei due album da solista "Stato di grazia" di cui sono autrice sia delle musiche che liriche e il Dvd Live "Un po' matt (i)a un po' no..."che è un Live registrato in varie tappe dei miei concerti.
Li potete trovare sulle varie piattaforme on Line tipo Amazon. ..i Tunes. ..ecc... inoltre sto per iniziare un tour invernale preludio del tour estivo nelle piazze, previsto per l'estate 2017. Oltre questo, ci tengo a sottolineare che presto tornerò anche al musical. Sono in uscita anche brani scritti per altri artisti, ma per ora lascio che sia una sorpresa. Nel frattempo sto facendo numerose masterclass di canto in giro per l'Italia che pubblicizzo sulla mia pagina Facebook ufficiale Roberta Faccani. È previsto anche un nuovo album di cui parlerò presto...